La mappa per le discussioni è diventata virale.

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Ok, ho toccato un tasto sensibile. Ieri (31/08/2016) ho pubblicato questa foto sul mio profilo Facebook. Una riflessione semplice ed immediata, buttata giù di getto nei giorni delle discussioni sugli #webeti e sulla donazione di Zuckerberg alla Croce Rossa.
Immaginavo che sarebbe piaciuta a molti, perché so bene che sono in tanti a non arrendersi di fronte alle troppe critiche infondate, polemiche sterili e false notizie che circolano online. Quello che però non immaginavo, era che questa “mappa” potesse diventare così tanto virale. La redazione di Repubblica.it ci ha messo del suo, pubblicando nel primo pomeriggio di ieri un articolo sull’argomento che ha fatto impennare le condivisioni e le visualizzazioni, che sono ormai decine di migliaia. Oggi anche L’Huffington Post ha dedicato un articolo. Da ieri sono sommerso dalle notifiche, dalle richieste di amicizia, dai messaggi e dalle condivisioni, ma quello che mi fa sicuramente più piacere – al di là dei numeri – è il fatto di essere evidentemente riuscito ad interpretare in modo immediato un pensiero comune a molti. Un pensiero sicuramente leggero che non ha alcuna ambizione di approfondimento o di chissà quale alta finalità. Spero solo che possa essere un piccolo contributo per il miglioramento delle discussioni, on e offline.
Sono consapevole che questa, come tante altre, è probabilmente una bolla destinata a sgonfiarsi presto, quindi approfitto del momento per fare qualche ringraziamento. Grazie quindi a tutti quelli che mi hanno scritto per ringraziarmi o semplicemente per manifestare apprezzamento, a chi ha appeso la mappa nel proprio ufficio, a chi ha deciso di farne l’immagine del proprio profilo Facebook, a chi mi ha inviato la sua versione personalizzata e a tutti quelli che in qualsiasi modo stanno contribuendo alla diffusione. Ringrazio anche chi ha pubblicato lo schema senza citarne la provenienza, vi voglio bene lo stesso. Un ringraziamento speciale anche a chi l’ha criticato, in quanto non esaustivo e con molte possibili correzioni. Avete pienamente ragione!
Nei prossimi giorni magari proverò ad approfondire un po’ la questione, oggi voglio aggiungere solo un concetto: se nella nostra giornata abbiamo 5 minuti liberi per andare su Facebook e scrivere una stronzata, proviamo ad usare quegli stessi 5 minuti per informarci. Poi se per caso ne abbiamo altri 5, scriviamo quello che dobbiamo scrivere. Male che vada ci siamo fatti una cultura.

Se ne parla su: Repubblica.it – L’Huffington Post – Leggo.itBlitz Quotidiano – Agorà24 – Radio 105 – Il Mattino