La mancanza di innovazione non è (solo) un problema di soldi.

Qualche giorno fa, parlando con gli amici di Fliplab ci stavamo confrontando su quanti casi ci passano sotto mano ogni giorno in cui è evidente un clamoroso ritardo nella “digitalizzazione”. Agenzie, studi, professionisti ed aziende che ancora oggi lavorano con metodi superati, perdendo di vista le opportunità e la velocità con cui il mondo (soprattutto quello del lavoro) sta cambiando. Se la crisi è un buon motivo per giustificare alcune situazioni, non sempre può esserlo per giustificare una scarsa innovazione ed informatizzazione. Al di là della burocrazia, che spesso obbliga a lavorare in modo sorpassato con innumerevoli perdite di tempo, quello che manca veramente nel nostro paese è una sana cultura digitale. Una cultura che permetterebbe di velocizzare e migliorare la qualità del lavoro ed aumentare le opportunità a disposizione delle imprese, con dei costi limitati.

Se diamo per scontato -ad esempio- che una buona percentuale di professionisti è dotata di smartphone, non è così scontato che la stessa percentuale sappia sfruttarne tutte le potenzialità a vantaggio del proprio lavoro. Calendari condivisi, gestionali e applicazioni varie sono strumenti in grado di ottimizzare il lavoro di migliaia di lavoratori, con dei costi spesso pari a zero (o quasi).
Ma allora qual’è la vera barriera da superare? Quella mentale. Quella fase in cui molte aziende, sedendosi sui successi del passato, smettono di innovare e di imparare.
In un momento di budget inesistenti o ristretti, siete sicuri che quel poco a disposizione lo state investendo in forme di comunicazione che rispondono alle reali esigenze del mercato e dei clienti? Siete sicuri che il vostro lavoro non potrebbe essere migliore?
Non sempre servono i milioni, a volte bastano delle buone idee, ma per averle, bisogna avere la cultura. La cultura dell’innovazione.

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