Il Social Media Marketing non è un gioco

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Lavorare nel mondo dei Social Media non è cosa semplice, e non ti permette di avere alcuna certezza. I cambiamenti sono continui, e devono essere continui anche i momenti in cui trovare i giusti spunti di riflessione. Ci sono situazioni però, che ti lasciano qualcosa dentro più del solito. In questo caso scrivo dopo essere tornato da due giorni al Social Media Strategies di Bologna e dopo aver sistemato appunti e informazioni. Il ‪#‎smstrategies‬ è stato un fantastico momento di ritrovo e di contaminazione tra professionisti che si trovano ogni giorno ad affrontare situazioni e problemi comuni, parlando la stessa lingua.

La riflessione che voglio fare (niente di rivoluzionario eh) dovrebbe far ragionare da un lato chi con i social ci lavora (o che vorrebbe farlo), e dall’altro le aziende che decidono di investire (anche poco) sperando di ottenere risultati da una comunicazione diversa da quella a cui sono state abituate fino a ieri.

Intanto un chiarimento doveroso. La definizione social media marketing è composta da 3 parole: Social + Media + Marketing. Mentre le prime due per qualcuno possono essere una moda, la parola marketing ci deve far riflettere sul fatto che non stiamo qui a parlare di quattro stati pubblicati su Facebook. Il marketing ha come scopo quello di portare risultati in azienda, per il raggiungimento di determinati obiettivi. E quando parliamo con i clienti, è la prima risposta che vogliono avere. L’orientamento quindi deve essere al business; se siamo fuffa-oriented stiamo vendendo il nulla. Quello che cambia radicalmente però, è l’approccio, basato sulla relazione con le persone e non sulla pubblicità verso gli utenti.

Parliamo del mercato? Proviamoci.

È un mercato aperto, che non ha barriere all’ingresso. Non devo essere iscritto ad un albo per poter operare e non c’è neanche un titolo di studio che mi faccia apparire un professionista. Questo ha portato ad una proliferazione di improvvisati, che senza neanche rendersene conto stanno mortificando un intero settore. Sì, perché possiamo raccontarlo in giro quanto vogliamo, ma se il nostro lavoro è quello di postare su una pagina Facebook gratis o facendoci pagare quattro soldi senza avere neanche una bozza di strategia e di obiettivi, non stiamo facendo social media marketing. Stiamo facendo un danno. Le nostre poche competenze probabilmente porteranno pochi risultati, daremo l’impressione che il lavoro che stiamo svolgendo è alla portata di tutti, l’azienda vedrà questo investimento (?) come un ripiego per poi convincersi che “la pubblicità su Facebook non funziona”. Di storie come questa ne ho sentite decine.
Il social media marketing (quello vero) è fatto di studio, di strategia, di contenuti, di budget, di sviluppo, di progettualità, di integrazione e di analisi. Tutto applicato di volta in volta ad un contesto diverso e farcito con una buona dose di creatività.

C’è un altro motivo per cui l’improvvisazione non è la soluzione, ed è forse il motivo più importante di tutti: non è una disciplina a compartimenti stagni. Chiaramente ci sono specialisti e specializzazioni, ma (soprattutto per chi opera come freelance o in piccole agenzie) è necessario avere competenze più larghe che tocchino vari aspetti della comunicazione, per riuscire a porsi obiettivi di breve, medio e lungo periodo. C’è quindi bisogno di un costante aggiornamento, che non può essere fatto nei ritagli di tempo, o così come se fosse un hobby. È necessario coltivare collaborazioni, partecipare ad eventi, confrontarsi, leggere, studiare e testare. Basti pensare all’aggiornamento continuo dei tools di gestione, oppure alle continue novità relative a Facebook Ads, al Power Editor, a Linkedin Pulse, alle nuove Facebook Notes e, più recentemente, a Instagram Ads, giusto per citare alcuni esempi.

Il contesto in cui si lavora è impegnativo, complesso e ad alto rischio di errore. Non si impara in due giorni e l’improvvisazione non è mai una soluzione. Se vogliamo iniziare a ragionare seriamente, prima di proporre soluzioni a caso dobbiamo portare le aziende a farsi delle domande: a cosa mi serve? dove voglio arrivare? cosa posso fare? quanto posso investire? che tipo di ritorno voglio avere? Senza tutto questo, stiamo sprecando (e stiamo facendo sprecare) tempo e denaro. E considerando che il tempo è denaro, la faccenda è ancora più seria.

Concludo con un’ultima riflessione, anche questa emersa al Social Media Strategies. La ragione per cui molto spesso vengono richieste consulenze/attività sui social è: “Non ho tempo per gestire la pagina Facebook.” Ecco, non ci siamo. Io non è che non riparo caldaie perché non ho tempo, ma perché non ho competenze per farlo. Partiamo da qui. Cambiamo questo approccio, e saranno vantaggi per tutti.

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