Forse non lo sapete, ma Facebook è la vostra vita reale.

No, non è vero che “spegnete Facebook e uscite a vivere”. Forse ci piace pensarlo, immaginare che sia un passatempo, o un qualcosa che ci faccia evadere dalla realtà. E invece no.
Quello che facciamo online ci rappresenta e contribuisce a creare negli altri l’immagine di noi. È vero, non è tutta la nostra vita, ma è la parte della nostra vita che decidiamo di rendere pubblica, e davvero vogliamo credere che non sia così importante?

In linguaggio tecnico tutto ciò potrebbe rientrare nei discorsi legati al Personal Branding, che banalizzando significa immaginare noi stessi come se fossimo un brand e comportarsi di conseguenza. Nella pratica significa che se non ci passa per la testa di correre nudi in piazza, un motivo c’è. Cambia il luogo, che da fisico diventa virtuale, ma quello che facciamo online contribuisce alla costruzione dell’opinione che gli altri hanno di noi. Siamo sicuri che questo non sia importante per la nostra vita? Siamo sicuri che questo non influenzi le relazioni che abbiamo con le altre persone?

Forse non ce ne rendiamo neanche conto ma è qui che noi decidiamo che scarpe comprare, dove andare in vacanza, proviamo a capire cosa succede nel mondo (ma anche sotto casa), sappiamo chi si è sposato con chi, quale macchina ha comprato Tizio e dove è stato ieri sera Caio. Ed è sempre qui che i datori di lavoro vanno a curiosare quando devono assumere qualcuno.
Tutto questo deve spaventarci, deve bloccarci o farci sentire in una gabbia? Non per forza. Però una conseguenza dovrebbe averla: dovrebbe farci ragionare su quello che facciamo, proprio come nella “vita reale”.

Dovrebbe essere un ragionamento scontato e guidato dalla logica, ma spesso scorro la home di Facebook e leggo bestemmie, insulti e cattiverie varie sapientemente mischiate a tette, culi, vomiti, ubriachi e altre belle storie. E allora mi domando non se sia giusto o sbagliato, ma se tutti abbiano la consapevolezza di quello che stanno facendo. Tutto qui.

Facebook non è un male o un bene. È uno strumento. Dobbiamo solo decidere se subìrlo o provare ad utilizzarlo in modo consapevole e utile per noi stessi. Se non partiamo da questo ragionamento, non possiamo lamentarci delle conseguenze. Da dove cominciare per farlo capire? Dalle scuole, ad esempio.

real-life-facebook-avatar Fonte immagine: vitrina.ro
 

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