Riflessioni dopo il #SMDAYIT: i concetti alla base del mondo digital possono essere utili a chiunque, ogni giorno.

Ci sono cose che ti accadono nella vita che bisogna raccontare. Per me, una di queste è sicuramente l’esperienza che ho vissuto al Mashable Social Media Day Italy 2016, l’evento milanese che ha coinvolto i migliori esperti e professionisti del panorama digital italiano.

Ho avuto la possibilità di vivere l’evento a 360 gradi, lavorando nel Social Media Team, che si è rivelato una famiglia più che un team di lavoro. Persone diverse per età, background e provenienza con cui si è creato un legame fortissimo nei pochi giorni che abbiamo condiviso.

Nelle prossime righe voglio raccontare quello che mi porto a casa dall’evento. No, non parlerò di tecnicismi, strategie, tools o altra roba da addetti ai lavori. Voglio soffermarmi sull’impatto mentale che un evento come questo può avere nelle vite di chi ogni giorno si occupa di comunicazione e su tre concetti che sono – oggi più che mai – fondamentali nella vita di chiunque: relazione, innovazione, formazione. Continue…

La mappa per le discussioni è diventata virale.

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Ok, ho toccato un tasto sensibile. Ieri (31/08/2016) ho pubblicato questa foto sul mio profilo Facebook. Una riflessione semplice ed immediata, buttata giù di getto nei giorni delle discussioni sugli #webeti e sulla donazione di Zuckerberg alla Croce Rossa.
Immaginavo che sarebbe piaciuta a molti, perché so bene che sono in tanti a non arrendersi di fronte alle troppe critiche infondate, polemiche sterili e false notizie che circolano online. Quello che però non immaginavo, era che questa “mappa” potesse diventare così tanto virale. La redazione di Repubblica.it ci ha messo del suo, pubblicando nel primo pomeriggio di ieri un articolo sull’argomento che ha fatto impennare le condivisioni e le visualizzazioni, che sono ormai decine di migliaia. Oggi anche L’Huffington Post ha dedicato un articolo. Da ieri sono sommerso dalle notifiche, dalle richieste di amicizia, dai messaggi e dalle condivisioni, ma quello che mi fa sicuramente più piacere – al di là dei numeri – è il fatto di essere evidentemente riuscito ad interpretare in modo immediato un pensiero comune a molti. Un pensiero sicuramente leggero che non ha alcuna ambizione di approfondimento o di chissà quale alta finalità. Spero solo che possa essere un piccolo contributo per il miglioramento delle discussioni, on e offline.
Sono consapevole che questa, come tante altre, è probabilmente una bolla destinata a sgonfiarsi presto, quindi approfitto del momento per fare qualche ringraziamento. Grazie quindi a tutti quelli che mi hanno scritto per ringraziarmi o semplicemente per manifestare apprezzamento, a chi ha appeso la mappa nel proprio ufficio, a chi ha deciso di farne l’immagine del proprio profilo Facebook, a chi mi ha inviato la sua versione personalizzata e a tutti quelli che in qualsiasi modo stanno contribuendo alla diffusione. Ringrazio anche chi ha pubblicato lo schema senza citarne la provenienza, vi voglio bene lo stesso. Un ringraziamento speciale anche a chi l’ha criticato, in quanto non esaustivo e con molte possibili correzioni. Avete pienamente ragione!
Nei prossimi giorni magari proverò ad approfondire un po’ la questione, oggi voglio aggiungere solo un concetto: se nella nostra giornata abbiamo 5 minuti liberi per andare su Facebook e scrivere una stronzata, proviamo ad usare quegli stessi 5 minuti per informarci. Poi se per caso ne abbiamo altri 5, scriviamo quello che dobbiamo scrivere. Male che vada ci siamo fatti una cultura.

Se ne parla su: Repubblica.it – L’Huffington Post – Leggo.itBlitz Quotidiano – Agorà24 – Radio 105 – Il Mattino

Perché abbiamo paura della Realtà Virtuale?

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Quando vediamo immagini di persone che indossano visori VR (Realtà Virtuale) è opinione diffusa pensare qualcosa del tipo “Oddio che tristezza, un monitor non potrà mai sostituire la realtà”. Tutto molto vero. Qualche settimana fa su Facebook girava questa foto (↑), e in effetti i commenti tendenzialmente negativi o critici che ho potuto leggere sono stati tanti. È una tecnologia talmente immersiva che può spaventare facilmente, se non altro per la sensazione data dall’invasività e dall’estetica: una persona che indossa un visore probabilmente sembra pronta a pilotare un’astronave. Se però spostiamo il nostro punto di vista, la percezione di questo strumento cambia totalmente. È un concetto molto semplice su cui riflettevo qualche giorno fa, quando Continue…

Forse non lo sapete, ma Facebook è la vostra vita reale.

No, non è vero che “spegnete Facebook e uscite a vivere”. Forse ci piace pensarlo, immaginare che sia un passatempo, o un qualcosa che ci faccia evadere dalla realtà. E invece no.
Quello che facciamo online ci rappresenta e contribuisce a creare negli altri l’immagine di noi. È vero, non è tutta la nostra vita, ma è la parte della nostra vita che decidiamo di rendere pubblica, e davvero vogliamo credere che non sia così importante? Continue…

Faccio shopping e intanto ricarico lo smartphone

Pausa pranzo al centro commerciale. Durante un giro per negozi mi sono imbattuto in una cosa che mi ha fatto ancora una volta riflettere su come il saper (e il voler) interpretare i bisogni delle persone può veramente fare la differenza, specialmente in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando. Non nascondiamoci dietro ai problemi di budget; è questione di mentalità. Continue…

Pensieri digitali di una domenica qualunque

Basta con questa guerra tra la carta e il web.
Basta pensare di dover scegliere se essere su Facebook o andare in piazza.
Basta contrapporre internet alla vita sociale.
È ora scossa di rendersi conto che il mondo è uno solo e la vita è questa, fatta di sguardi, di carta e di sentimenti, ma anche di touch screen e social network.
Non abbiamo bisogno di una guerra tra generazioni, non possiamo continuare a dividere il mondo tra chi usa lo smartphone pure mentre dorme e chi “ah no, io solo carta e penna”.
Ci vuole cultura. Cultura digitale.
Dobbiamo insegnarla nelle nostre scuole, applicarla nelle nostre aziende e pretenderla nelle nostre istituzioni. Solo con quella saremo in grado di cogliere le opportunità reali che la modernità ci propone e capire come difenderci dai rischi.
Dobbiamo imparare a comprendere, ad integrare, a migliorare e ad innovare. Non abbiamo possibilità di scelta, semplicemente perché se ancora crediamo di poter scegliere, significa che stiamo perdendo il treno. Un treno che va veloce e che rischiamo di non essere mai noi a guidare.

La tua azienda è pronta per il Natale?

WOW, sta arrivando il Natale!
Hai fatto l’albero nel tuo negozio, hai acceso una bella corona di led con scritto “auguri” e magari hai anche indossato il cappellino da Babbo Natale. Nei tuoi uffici gli impiegati si scambiano auguri, pacchetti e i più fortunati contano le ore per l’inizio delle ferie. Poi arriva il giorno della chiusura e per qualche giorno i tuoi clienti l’unica cosa che vedranno di te è la scritta “chiuso per ferie”.
Un po’ meno WOW.
Se poi hai una pagina Facebook il tuo pubblico non vedrà più aggiornamenti e la tua visibilità precipiterà nel burrone dell’edgerank (quello strumento demoniaco per cui se su Facebook nessuno ti si fila, nessuno ti si filerà).
Ancora meno WOW.

Reset. Manca ancora qualche giorno. Cosa puoi fare realmente? Continue…

La mancanza di innovazione non è (solo) un problema di soldi.

Qualche giorno fa, parlando con gli amici di Fliplab ci stavamo confrontando su quanti casi ci passano sotto mano ogni giorno in cui è evidente un clamoroso ritardo nella “digitalizzazione”. Agenzie, studi, professionisti ed aziende che ancora oggi lavorano con metodi superati, perdendo di vista le opportunità e la velocità con cui il mondo (soprattutto quello del lavoro) sta cambiando. Se la crisi è un buon motivo per giustificare alcune situazioni, non sempre può esserlo per giustificare una scarsa innovazione ed informatizzazione. Al di là della burocrazia, che spesso obbliga a lavorare in modo sorpassato con innumerevoli perdite di tempo, quello che manca veramente nel nostro paese è una sana cultura digitale. Una cultura che permetterebbe di velocizzare e migliorare la qualità del lavoro ed aumentare le opportunità a disposizione delle imprese, con dei costi limitati. Continue…

Scene di ordinario delirio digitale

Ci sono quei giorni in cui vai abbastanza di fretta. Sono puntualmente gli stessi giorni in cui trovi ostacoli di ogni tipo sulla tua strada: il traffico, l’incidente, la fila alla cassa. Ecco, proprio della fila alla cassa vorrei parlarvi.

Ore 12.10 di un giorno qualsiasi.
Il mega-negozio svedese giallo e blu è gonfio di gente. Ho comprato solamente un paio di cose, quindi vorrei evitare 40 minuti di fila alla cassa con sette miliardi di persone agitate perché dovranno armarsi di trapano e martello per montare tutto quello che hanno comprato.
Vedo in lontananza la scritta CASSE VELOCI. Non è un miraggio, quindi mi avvio in quella direzione. A 5 metri dalle casse ci sono frotte di clienti in preda al panico: la scritta “solo bancomat e carte di credito” crea più tensione di una finale di Champions. Superata quella barriera mentale che in una inesorabile selezione naturale elimina già il 50% dei clienti, si arriva dritti all’inferno. Continue…